Campo di Marte sono quei giardini recintati e sognati
le persiane di legno sbrecciato
e il quotidiano sbrecciato
di minestrine e urla e solitari giochi di graniglia
I mostri-amici del non-oratorio
le partite a pallone per strada
i giornali porno in cantina
una lettera scritta in rosso
Quelle notti fredde e quei giorni caldi
I viaggi per andare chissà dove a fare
chissà cosa e a mangiare,
ritorno incluso, chiuso.
Con quei due portoni enormi
e il ristare di chi rientra
nel fresco androne da chiesa.
Il Sodo è un piccolo sogno inquieto
di pappagalli e altri strani animali
il muschio come sfondo, il miele
e la scoperta del formaggio.
Alle Cure addormentate
si raggiunge la maturità,
tappa inevitabile e sgraziata
soli con la gatta e qualche sms
Si costruiscono
con pezzi di compensato e laser
dei robot simulacro di un'identità
fittizia e concreta, attuale.
La macchina, per fare lo slalom
tra i pini e il fiume,
tutti quei cani e tutte quelle donne
e gli amici ritrovati e gli amici perduti
Gordigiani è quel volto.
Vicini automi che seguono copioni
di sorriso e devastazione.
Le luci di natale e la neve
quel quadro e le svizzere e i cinesi
la speranza e lo strappo
e svegliarsi ancora sperando di
svegliarsi da un sogno
E dare e toccare senza curarsi che il
tocco sia sentito distratti di lato
per un sogno-incubo stupido e assente
Vittorio Emanuele è in salita
il rosso delle pareti ed il nero.
Un uccellino preso al volo
la spesa alla coop,
ancora amici, come se contasse
e una corte-vetrina che rassicura
dalla terrazza
Ugnano sono i campi
e quei cassonetti nel mezzo,
il carcere e il fornaio
Palazzi lontani con affacciati
invidiosi e felici, vicini, loro.
Filari di immigrati a misurare insalate,
il 44 e meno SUV che alle Cure,
una corsettina ogni tanto
La pausa per le sigarette
diventa una passeggiata
e ad ogni spedizione in Città
si affastellano sullo scooter
pensieri e ricordi non richiesti
Il barbecue e l'orto non li ho fatti.
Ho fatto altro e i mesi sono pochi:
Un'estate radiosa di due o tre giorni
che non intendo dimenticare
L'autunno, opaco, non infelice ma gramo
Fuori controllo, l'assenza di abitudini
mi piaga come un umido origami
di carta di giornale
7/11/2009







E' più di un anno che è uscito, ora lo posso scrivere: Da solo, di Vinicio Capossela, è il suo migliore disco uscito finora. E non è poco, 1- perchè Capossela è bravo, il migliore tra gli italiani in vita, e negli anni scorsi ha fatto uscire alcuni dei dischi più belli in circolazione 2- perchè non è in giro da poco, Capossela, e uscire con un capolavoro così sincero non è mai facile per un veterano.
Ieri ho visto La ragazza sul ponte (grazie Barbara), veramente un gran bel film, poesia distillata, di Patrice Leconte, regista che non conoscevo, con la bellissima Vanessa Paradis e il bellissimo Daniel Auteuil. - Curioso come la bellezza sia una gestalt di dettagli che, presi singolarmente, possono anche risultare bruttini o anonimi -
